AQuest Consulting Blog | Technological Trends

VMware e le sue alternative: cosa valutare nel 2026

Scritto da AQuest | 09/03/26 15.54

 Per quasi trent'anni, VMware ha definito il modo in cui le aziende gestiscono l'infrastruttura IT. vSphere per i server, vSAN per lo storage, NSX per la rete: un ecosistema solido, affidabile, su cui generazioni di responsabili IT hanno costruito le proprie infrastrutture. 

Nel novembre 2023, Broadcom ha completato l'acquisizione per oltre 61 miliardi di dollari, avviando una serie di cambiamenti significativi che hanno spinto molte organizzazioni a rivalutare la propria strategia di virtualizzazione. I dati lo confermano:

  • Aumenti di prezzo fino al +600% per molti clienti esistenti
  • Fine delle licenze perpetue: la licenza non è più tua, la paghi in affitto ogni anno
  • Bundle obbligatori: si acquistano prodotti che non si usano, come NSX e Aria Suite
  • Programma partner su invito: dal novembre 2025, i provider di medie dimensioni sono esclusi

Il risultato? Gartner stima che la quota di mercato VMware nell'HCI scenderà dal 70% al 40% entro cinque anni. Forrester è ancora più netta: le organizzazioni eviteranno deliberatamente VMware per le nuove infrastrutture. Dell Technologies ha interrotto le relazioni commerciali con VMware. Il segnale non potrebbe essere più chiaro.

Il risultato è che molte organizzazioni si trovano oggi a dover valutare, spesso per la prima volta, quali alternative esistono e quale fa al caso loro.

Cosa è cambiato davvero 

Il cambiamento più impattante non è il prezzo in sé: è la logica sottostante. Con le licenze perpetue, un'azienda faceva un investimento, lo ammortizzava e manteneva il controllo. Poteva decidere quando aggiornare, cosa rinnovare, come negoziare.

Oggi quella leva non esiste più.

Cosa è cambiato Impatto concreto
Licenze perpetue → abbonamento annuale Se smetti di pagare, smetti di usare
Pricing per socket → pricing per core Più core = costo esploso sui server moderni
Bundle obbligatori (VCF, VVF) Si paga NSX e Aria Suite anche se non servono
Programma partner su invito (da nov. 2025) Meno supporto locale, meno concorrenza
Fine del programma VCSP per i provider medi Migrazione forzata verso nuovi fornitori

Con i processori moderni che montano 64 o 128 core per socket, il salto di spesa può essere drammatico anche senza cambiare nulla nell'infrastruttura. Stessa macchina, stesso carico di lavoro, fattura triplicata.

Chi non ha ancora valutato le alternative rischia di trovarsi a rinnovare senza margine di negoziazione.

Il mercato delle alternative: più maturo di quanto si pensi

Uno degli argomenti più comuni per restare su VMware è la paura del cambiamento: "le alternative non sono pronte", "la migrazione è troppo rischiosa", "il nostro team non conosce altro". Sono preoccupazioni legittime, ma sempre meno fondate.

Il mercato si è mosso velocemente. Nutanix ha raddoppiato gli investimenti sulla piattaforma HCI proprio nell'ultimo anno. Proxmox, che fino a pochi anni fa era considerata una soluzione per homelab, oggi gira in produzione in aziende con centinaia di VM. Microsoft ha consolidato Azure Stack HCI come risposta enterprise all'on-premise ibrido. Non si tratta di alternative di ripiego: sono piattaforme mature, con supporto enterprise, ecosistemi solidi e storie di migrazione documentate.

Nutanix AHV — Il sostituto enterprise 

Nutanix è il competitor che ha beneficiato più di tutti dall'esodo VMware. La sua piattaforma iperconvergente unisce calcolo, storage, virtualizzazione e rete in un unico stack gestito dalla console Prism. L'hypervisor AHV — basato su KVM — è incluso nella licenza: nessun costo separato per il layer di virtualizzazione.

Perché vale la pena considerarla:

  • Migrazione da VMware semplificata con lo strumento Nutanix Move
  • Gestione unificata di compute, storage e rete da un'unica console
  • Supporto enterprise certificato con SLA chiari
  • Integrazione nativa con AWS e Azure per ambienti ibridi

Dove ha i suoi limiti:

  • È comunque una soluzione premium — il ROI migliora con la scala
  • Un certo vendor lock-in sull'ecosistema rimane

Ideale per: medie e grandi imprese che vogliono il minimo impatto operativo durante la transizione.

Microsoft Hyper-V e Azure Stack HCI: La scelta naturale per il mondo Microsoft

Per chi vive già nell'ecosistema Microsoft, questa è la transizione meno traumatica. Hyper-V è incluso in Windows Server — nessun costo aggiuntivo per il layer di virtualizzazione, ampia compatibilità con i principali tool di backup e sicurezza (Veeam, Commvault, Rubrik).

Azure Stack HCI va oltre: gestisce l'infrastruttura on-premise con le stesse API di Azure, abilitando scenari ibridi avanzati. Si integra nativamente con Azure Arc, Azure Monitor e Windows Admin Center, con supporto GPU per workload VDI e machine learning.

Perché vale la pena considerarla:

  • Integrazione profonda con Azure per chi ha già una strategia ibrida
  • Familiare per i team IT Windows, curva di apprendimento minima
  • Ampia compatibilità con l'ecosistema di tool esistente

Dove ha i suoi limiti:

  • Meno indicata per ambienti Linux-first
  • Alcune funzionalità richiedono connettività Azure costante — la sovranità del dato va verificata

Ideale per: organizzazioni con forte presenza Microsoft e strategie ibride su Azure.

Proxmox VE: L'opzione che sta sorprendendo il mercato

Proxmox è la storia più interessante di questo ciclo di mercato. Una piattaforma open source, basata su Debian Linux, che combina KVM per la virtualizzazione completa con LXC per i container. Supporta clustering, live migration, alta disponibilità, storage ZFS e Ceph — tutto senza canoni di licenza software.

Fino a due anni fa era considerata una soluzione per team tecnici avanzati o ambienti non critici. Oggi gira in produzione in aziende di medie dimensioni con carichi di lavoro reali. Per molte PMI italiane con team IT strutturati, Proxmox rappresenta la riduzione più drastica del TCO.

Perché vale la pena considerarla:

  • Costo software: zero
  • Nessun vendor lock-in, funziona su qualsiasi hardware
  • Prestazioni vicine al bare metal
  • Community enterprise in rapida crescita, supporto commerciale disponibile

Dove ha i suoi limiti:

  • Richiede competenze Linux interne solide
  • Hardening e configurazione sono responsabilità del team IT
  • Il supporto di alcuni tool enterprise di terze parti è ancora in evoluzione

Ideale per: PMI con team IT Linux-competenti che vogliono azzerare i costi di licenza senza rinunciare alle funzionalità.

XCP-ng: l'alternativa open source basata su Xen

Fork open source di Citrix Hypervisor, XCP-ng offre buone prestazioni, supporto GPU e una UI di gestione moderna con Xen Orchestra. Meno diffuso di Proxmox nel mercato italiano, ma è la scelta naturale per chi viene da ambienti Citrix.

Ideale per: ambienti Citrix, team con esperienza Xen, chi cerca un'alternativa open source con un profilo diverso da KVM.

Red Hat OpenShift Virtualization: Per chi guarda oltre le VM

Red Hat OpenShift Virtualization permette di gestire macchine virtuali come risorse Kubernetes. Non è un sostituto diretto di vSphere, ma è la piattaforma giusta per chi sta modernizzando verso architetture cloud-native e vuole unificare VM legacy e container in un unico piano di controllo.

Ideale per: organizzazioni con strategie cloud-native, team DevOps maturi, workload ibridi VM + container.

 

La domanda giusta non è "quale alternativa", ma "quale alternativa per noi"

Con un mercato così ricco di opzioni, il rischio è paralizzarsi nella valutazione. Nella nostra esperienza con le aziende italiane, i criteri che contano davvero sono cinque.

  • Le competenze del team IT. Un team Windows sarà più veloce su Hyper-V/Azure Stack HCI. Un team Linux può sfruttare al massimo Proxmox. Chi vuole il cambiamento minimo troverà in Nutanix AHV la transizione più fluida.

  • Il TCO reale, non solo il costo della licenza. Migrazione, training, supporto enterprise, hardware eventualmente richiesto: tutto va nel conto. Proxmox ha costo software zero ma richiede investimento in competenze. Nutanix semplifica la gestione ma ha il prezzo della piattaforma HCI.

  • La strategia cloud a lungo termine. Ibrido su Azure → Azure Stack HCI. Libertà totale dal vendor → Proxmox o XCP-ng. Modernizzazione Kubernetes → OpenShift Virtualization.

  • Gli SLA da garantire. Per infrastrutture mission-critical serve supporto enterprise certificato. Nutanix, Azure Stack HCI e Hyper-V offrono garanzie solide. Proxmox con un partner certificato è una valida via di mezzo.

  • Il tempo disponibile. Le licenze VMware hanno scadenze. Pianificazione, proof of concept e migrazione graduale richiedono mesi. Chi parte oggi ha margine di scelta. Chi aspetta, si ritrova a negoziare in posizione di debolezza.

Il punto di vista di chi lavora sul campo

Assistiamo ogni giorno aziende italiane che si confrontano con questa decisione. Quello che vediamo più spesso non è paura della tecnologia, le alternative sono solide, ma difficoltà nel trovare il tempo e le competenze per valutarle con serietà mentre si gestisce l'operatività quotidiana.

Il cambiamento non è semplice. Ma non è nemmeno così rischioso come sembra, se affrontato con il giusto metodo: analisi dell'infrastruttura attuale, identificazione della soluzione più adeguata, migrazione graduale con impatto minimo sulla continuità operativa.

Le aziende che si muovono oggi non stanno solo risparmiando sui costi di licenza. Stanno costruendo un'infrastruttura IT più flessibile, meno dipendente da un singolo vendor, più pronta a quello che verrà.

 
Stai valutando un'alternativa a VMware?
AQuest Consulting affianca le aziende in ogni fase: dall'analisi dell'infrastruttura attuale alla scelta della soluzione più adatta, fino alla migrazione con il minimo impatto sulla continuità operativa.